
Cari amici, nel numero 925 del 16 maggio di Masada ho trovato un articolo sul Digital Divide "La connettivita’ breve vista nel quadro storico di ‘conoscenza e potere" di Viviana Vivarelli, che contiene a mio giudizio alcuni spunti interessanti.
Dato che il tema si presta, proprio per la sua natura, anche a commenti di natura politica, preferisco in questo blog tralasciare gli aspetti più fortemente politicizzati (non vuole essere questo il luogo), per lasciare spazio ad aspetti più tecnici. D'altro canto, chiunque fosse interessato all'articolo integrale può recuperarlo grazie ai riferimenti.
Ecco quindi alcuni stralci (e non me ne voglia l'autrice dell'articolo):
Per divario digitale si intende la disparita’ tra chi usa internet, pc, banda larga ecc e chi no. E’ ovvio che il progresso di un paese passa anche da questo, separando il terzo mondo dal primo, ovvero i paesi perdenti da quelli che hanno qualche chanche in piu’ di salvare il futuro.
In uno stato moderno, oggi, l’analfabetismo informatico e’ inaccettabile e costituisce un grave impedimento allo sviluppo, creando disuguaglianze che si riflettono sull’economia, lo sviluppo, la conoscenza e la liberta’.
(…)
In uno stato moderno, oggi, l’analfabetismo informatico e’ inaccettabile e costituisce un grave impedimento allo sviluppo, creando disuguaglianze che si riflettono sull’economia, lo sviluppo, la conoscenza e la liberta’.
(…)
Le forme di analfabetismo sono tante e l’analfabetismo informatico e’ da aggiungersi a quelli precedenti.
Secondo l’Unesco, su 6,8 miliardi di abitanti del pianeta, poco meno di un miliardo e’ analfabeta totale, cioe’ non sa leggere e scrivere affatto. Di questo, due terzi sono donne. Molto piu’ ampio e’ l’analfabetismo funzionale, cioe’ la capacita’ di usare scrittura, lettura e calcolo nella vita quotidiana. Se poi si valuta analfabeta un soggetto che non capisce il senso di un semplice articolo di stampa, analfabetismo concettuale, i numeri salgono ancora. A questo dobbiamo aggiungere l’analfabetismo di ritorno, cioe’ la palese ignoranza di chi, pur avendo una scolarizzazione di base e persino una laurea, cade in pesanti svarioni ..
(...)
Analfabetismo di un popolo vuol dire minorita’, soggezione, illiberta’.
Visto che la liberta’ passa dall’informazione, non esiste miglior mezzo per il totalitarismo che tenere la popolazione nell’ignoranza.
(…)
Ovviamente, se non sarai in grado di poterti informare e di capire quel che accade intorno, se metterai il tuo cervello all’ammasso, sarai poco capace di realizzare te stesso, di far progredire la tua vita, di partecipare pienamente alla societa’ in cui vivi, di liberarti dai tuoi impedimenti. Sarai schiavo.
Oggi, per raggiungere scopi umani, non basta piu’ saper leggere e scrivere, occorre saper usare in modo conveniente un computer (...).
Anche il fatto che vi sia un tale numero di donne tra gli analfabeti, minimali o funzionali, risponde ad un certo tipo di politica molto sbrigativo e grezzo, che intende assoggettare nell’oscuro luogo del non potere la meta’ del genere umano, riducendola a funzioni subordinate e di sott’ordine, persino inumane, in cui al non riconoscimento della liberta’ delle menti si associa sempre inevitabilmente il non riconoscimento della dignita’ dei corpi.
(…)
Uno dei grandi scopi che l’ONU ha messo nei programmi del Millennio e’: mettere tutti nella possibilita’ di usare gli strumenti informatici, navigare velocemente sul web, servirsi dei programmi e tenersi aggiornati.
(...)
Chi e’ povero non accede all’informatizzazione e i paesi poveri sono esclusi dal mercato dei prodotti informatici.
Vediamo pero’ risultati notevoli in un subcontinente come l’India, dove nel 98 abbiamo la Dichiarazione di Bangalore sulla tecnologia informatica per lo sviluppo del paese.
Si dice: ma come si puo’ portare il pc a gente che e’ povera e analfabeta? Si puo’. Yunus, il banchiere del Bangladesh inventore del microcredito, dopo aver iniziato le sue Grameen Bank per incentivare microprestiti alle donne piu’ povere, le ha spinte alla gestione di cellulari satellitari usati come telefoni pubblici nei villaggi e dopo all’uso di computer. Yunus ha usato l’invenzione del SIMputer, dicendo “Sara’ una lampada di Aladino nelle mani dei poveri", si tratta di un pc portatile e a basso costo utilizzabile anche dagli analfabeti e pensato per informatizzare le masse rurali del Sud del mondo. Ha l’aspetto di un palmare, ha un sistema di riconoscimento vocale, adotta il sistema operativo gratuito Linux, garantisce l’accesso a Internet e costera’ solo 180 euro. SIMputer e’ l’acronimo di Simple, Inexpensive, Multi-lingual computer, un computer semplice ed economico per sconfiggere il digital divide, il divario tecnologico tra i ricchi e i piu’ poveri, e’ un pc a basso costo, non basato su linguaggio scritto, ma visivo, che permette, attraverso il collegamento a Internet, per creare i mezzi e la cultura necessaria alle attivita’ online per i mercati in difficolta’. Anche qui troviamo alle spalle l’Istituto Indiano per l’Informatica e l’Automazione, e l’importante industria di software Ancore sita a Bangalore.
Il Segretario Generale dell’ONU ha annunciato all’interno del suo Rapporto per il Millennio due iniziative di grande rilievo: la realizzazione di una nuova Rete Sanitaria per i paesi in via di sviluppo e l’istituzione di un Servizio delle Nazioni Unite per la Tecnologia e l’Informazione chiamato UNITeS.
La Rete Sanitaria promossa dalle Nazioni Unite e attualmente coordinata dall’Organizzazione Mondiale della Sanita’ intende fornire un valido aiuto al problema dell’Assistenza Sanitaria nei paesi in via di sviluppo, sfruttando le enormi potenzialita’ offerte alle nuove tecnologie. Il piano prevede la creazione di diecimila siti online posti a disposizione degli ospedali, delle cliniche e delle strutture sanitarie pubbliche presenti in questi paesi, cosi’ da favorire l’accesso ad informazioni mediche e sanitarie aggiornate, sviluppando programmi specifici per singoli stati o gruppi di nazioni.
Il servizio attivato dall’UNITeS invece vuole creare un corpo di volontari esperti e provenienti da tutto il mondo, in grado di porre le proprie competenze al servizio dei paesi in via di sviluppo, al fine di aiutarli a beneficiare concretamente della rivoluzione digitale. L’area d’intervento e’ assai vasta ed abbraccia ogni campo dello sviluppo umano.
E l’Italia che fa?
Molto poco. Milioni di persone restano a tutt’oggi privi di collegamenti veloci (banda larga). Di banda larga non parla le legislazione italiana ne’ quella europea. Il territorio italiano che non ne gode e’ troppo, siamo sotto la media europea, mentre e’ coperto il 95% dell’Inghilterra e il 90% della Francia. Il primo paese al mondo per la banda larga e’ il Giappone, con un mix di tecnologie, principalmente fibra ottica e wireless, e un intervento diretto e massiccio da parte dello Stato.
In Francia e Regno Unito abbiamo tecnologie wireless.
(...)
La banda larga e’ anche una necessita’ del mondo dell’universita’ e della ricerca scientifica, che lavorano su una grande mole di dati e utilizzano la rete come strumento da cui attingere potenza di calcolo.
L’Associazione Anti Digital Divide si batte da anni per abbattere il DD e per la diffusione della banda larga in Italia nonche’ per la diminuzione delle tariffe ADSL.
Ma le tecnologie disponibili nel mercato italiano sono penalizzanti, e nemmeno confrontabili con la qualita’ della banda larga via cavo.
Il tema del divario digitale e’ tra le priorita’ di organizzazioni internazionali, governi ed aziende multinazionali.
Se l’apartheid digitale persiste saremo tutti sconfitti.
Secondo l’Unesco, su 6,8 miliardi di abitanti del pianeta, poco meno di un miliardo e’ analfabeta totale, cioe’ non sa leggere e scrivere affatto. Di questo, due terzi sono donne. Molto piu’ ampio e’ l’analfabetismo funzionale, cioe’ la capacita’ di usare scrittura, lettura e calcolo nella vita quotidiana. Se poi si valuta analfabeta un soggetto che non capisce il senso di un semplice articolo di stampa, analfabetismo concettuale, i numeri salgono ancora. A questo dobbiamo aggiungere l’analfabetismo di ritorno, cioe’ la palese ignoranza di chi, pur avendo una scolarizzazione di base e persino una laurea, cade in pesanti svarioni ..
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Analfabetismo di un popolo vuol dire minorita’, soggezione, illiberta’.
Visto che la liberta’ passa dall’informazione, non esiste miglior mezzo per il totalitarismo che tenere la popolazione nell’ignoranza.
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Ovviamente, se non sarai in grado di poterti informare e di capire quel che accade intorno, se metterai il tuo cervello all’ammasso, sarai poco capace di realizzare te stesso, di far progredire la tua vita, di partecipare pienamente alla societa’ in cui vivi, di liberarti dai tuoi impedimenti. Sarai schiavo.
Oggi, per raggiungere scopi umani, non basta piu’ saper leggere e scrivere, occorre saper usare in modo conveniente un computer (...).
Anche il fatto che vi sia un tale numero di donne tra gli analfabeti, minimali o funzionali, risponde ad un certo tipo di politica molto sbrigativo e grezzo, che intende assoggettare nell’oscuro luogo del non potere la meta’ del genere umano, riducendola a funzioni subordinate e di sott’ordine, persino inumane, in cui al non riconoscimento della liberta’ delle menti si associa sempre inevitabilmente il non riconoscimento della dignita’ dei corpi.
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Uno dei grandi scopi che l’ONU ha messo nei programmi del Millennio e’: mettere tutti nella possibilita’ di usare gli strumenti informatici, navigare velocemente sul web, servirsi dei programmi e tenersi aggiornati.
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Chi e’ povero non accede all’informatizzazione e i paesi poveri sono esclusi dal mercato dei prodotti informatici.
Vediamo pero’ risultati notevoli in un subcontinente come l’India, dove nel 98 abbiamo la Dichiarazione di Bangalore sulla tecnologia informatica per lo sviluppo del paese.
Si dice: ma come si puo’ portare il pc a gente che e’ povera e analfabeta? Si puo’. Yunus, il banchiere del Bangladesh inventore del microcredito, dopo aver iniziato le sue Grameen Bank per incentivare microprestiti alle donne piu’ povere, le ha spinte alla gestione di cellulari satellitari usati come telefoni pubblici nei villaggi e dopo all’uso di computer. Yunus ha usato l’invenzione del SIMputer, dicendo “Sara’ una lampada di Aladino nelle mani dei poveri", si tratta di un pc portatile e a basso costo utilizzabile anche dagli analfabeti e pensato per informatizzare le masse rurali del Sud del mondo. Ha l’aspetto di un palmare, ha un sistema di riconoscimento vocale, adotta il sistema operativo gratuito Linux, garantisce l’accesso a Internet e costera’ solo 180 euro. SIMputer e’ l’acronimo di Simple, Inexpensive, Multi-lingual computer, un computer semplice ed economico per sconfiggere il digital divide, il divario tecnologico tra i ricchi e i piu’ poveri, e’ un pc a basso costo, non basato su linguaggio scritto, ma visivo, che permette, attraverso il collegamento a Internet, per creare i mezzi e la cultura necessaria alle attivita’ online per i mercati in difficolta’. Anche qui troviamo alle spalle l’Istituto Indiano per l’Informatica e l’Automazione, e l’importante industria di software Ancore sita a Bangalore.
Il Segretario Generale dell’ONU ha annunciato all’interno del suo Rapporto per il Millennio due iniziative di grande rilievo: la realizzazione di una nuova Rete Sanitaria per i paesi in via di sviluppo e l’istituzione di un Servizio delle Nazioni Unite per la Tecnologia e l’Informazione chiamato UNITeS.
La Rete Sanitaria promossa dalle Nazioni Unite e attualmente coordinata dall’Organizzazione Mondiale della Sanita’ intende fornire un valido aiuto al problema dell’Assistenza Sanitaria nei paesi in via di sviluppo, sfruttando le enormi potenzialita’ offerte alle nuove tecnologie. Il piano prevede la creazione di diecimila siti online posti a disposizione degli ospedali, delle cliniche e delle strutture sanitarie pubbliche presenti in questi paesi, cosi’ da favorire l’accesso ad informazioni mediche e sanitarie aggiornate, sviluppando programmi specifici per singoli stati o gruppi di nazioni.
Il servizio attivato dall’UNITeS invece vuole creare un corpo di volontari esperti e provenienti da tutto il mondo, in grado di porre le proprie competenze al servizio dei paesi in via di sviluppo, al fine di aiutarli a beneficiare concretamente della rivoluzione digitale. L’area d’intervento e’ assai vasta ed abbraccia ogni campo dello sviluppo umano.
E l’Italia che fa?
Molto poco. Milioni di persone restano a tutt’oggi privi di collegamenti veloci (banda larga). Di banda larga non parla le legislazione italiana ne’ quella europea. Il territorio italiano che non ne gode e’ troppo, siamo sotto la media europea, mentre e’ coperto il 95% dell’Inghilterra e il 90% della Francia. Il primo paese al mondo per la banda larga e’ il Giappone, con un mix di tecnologie, principalmente fibra ottica e wireless, e un intervento diretto e massiccio da parte dello Stato.
In Francia e Regno Unito abbiamo tecnologie wireless.
(...)
La banda larga e’ anche una necessita’ del mondo dell’universita’ e della ricerca scientifica, che lavorano su una grande mole di dati e utilizzano la rete come strumento da cui attingere potenza di calcolo.
L’Associazione Anti Digital Divide si batte da anni per abbattere il DD e per la diffusione della banda larga in Italia nonche’ per la diminuzione delle tariffe ADSL.
Ma le tecnologie disponibili nel mercato italiano sono penalizzanti, e nemmeno confrontabili con la qualita’ della banda larga via cavo.
Il tema del divario digitale e’ tra le priorita’ di organizzazioni internazionali, governi ed aziende multinazionali.
Se l’apartheid digitale persiste saremo tutti sconfitti.
Di seguito un link alla Newsletter Form@re di gennaio 2009 che offre un'analisi proprio rispetto alle innovazioni tecnologiche citate nel soprastante articolo, con riferimento al Convegno di Bangalore del 1998.

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